Legambiente ha avviato l’Osservatorio sugli Stili di Mobilità, con l’obiettivo di monitorare e comprendere le abitudini di spostamento in quattro grandi città italiane: Milano, Roma, Napoli e Torino. I risultati emersi delineano un quadro poco incoraggiante: l’uso dell’auto privata continua a crescere, mentre il trasporto pubblico viene scelto sempre meno. Si allontana così il modello di una “città dei 15 minuti”, in cui tutto sarebbe raggiungibile in breve tempo senza dover ricorrere all’automobile.
Particolarmente significativo è il dato relativo al calo di utilizzo dei mezzi pubblici, oggi sfruttati solo al 70-80% della loro capienza. Le cause principali sembrano essere la paura di assembramenti, la mancanza di puntualità e la bassa frequenza delle corse. Fa eccezione Milano, dove il servizio di trasporto pubblico si conferma più efficiente rispetto al resto d’Italia.
L’opinione di un l’esperto
Il responsabile della mobilità sostenibile di Legambiente, ha voluto spiegare il momento che stiamo vivendo.
“È vero: se guardiamo alla media generale siamo tornati ai livelli di prima, con poche differenze. Cambia in effetti l’uso del mezzo pubblico che è diminuito. Quel che colpisce, però, è la differenza fra le città e il resto del Paese. Nelle prime si adotta lo smart working, ci sono le ciclabili e i servizi di sharing, campo nel quale cala la parte auto, ma è esplosa quella dei monopattini. Altrove, invece, manca molto di tutto ciò e a volte manca tutto. In quei casi il ritorno all’auto privata è stato massiccio superando i livelli del 2019.
Milano è un’eccezione anche se si tiene conto solo delle città, luoghi dove c’è oggettivamente più scelta. Laddove ci sono politiche attive che indirizzano la nuova mobilità si è arrivati a cambiamenti positivi rispetto al passato. Le persone tendono a spostarsi usando schemi conservativi. La classica intermodalità prevede ad esempio l’uso dell’auto fino alla stazione o alla fermata della metro. Se, però, si ampliassero le ciclabili, si riducesse lo spazio per le automobili e si aumentasse la disponibilità di mezzi per coprire il chilometro finale, grazie a bici e monopattini, sarebbe possibile arrivare ad un sistema diverso e ben più sostenibile. Tutto passa necessariamente per un trasporto pubblico più efficiente e moderno, il tassello centrale che lega tutto.
Sempre per la sharing mobility bisognerebbe imporre un’aliquota iva pari a quella del trasporto pubblico, ovvero 10% e non 22%. Mentre dovremmo farla finita con i bonus per l’acquisto di qualsiasi veicolo a motore a combustione, per i quali sono stati stanziati quasi due miliardi dal 2019 per ottenere trascurabili miglioramenti ambientali ed economici: abbiamo speso pro capite più della Germania, 31 euro invece di 27, per avere su strada un sesto delle auto elettriche a batteria: 180mila contro un milione. Dobbiamo cambiare passo, altrimenti scordiamoci l’idea di avere città più a misura d’uomo”.Fonte: https://www.cciss.it/web/cciss/-/piu-auto-meno-mezzi-il-traffico-italiano-torna-ai-livelli-pre-pandemia-anzi-peggio


